Scoprire il Piemonte: una visita a Borgofranco d’Ivrea

In una bella domenica di settembre abbiamo fatto una passeggiata a Borgofranco d’Ivrea (TO), piccolo centro del Canavese.

Tutto è iniziato con un annuncio online dell’agenzia Life in Progress, che pubblicizzava un tour organizzato a Borgofranco d’Ivrea. La cosa ci ha subito incuriositi, perché si tende sempre a visitare luoghi lontani e a trascurare quelli vicini... Per cui abbiamo entusiasticamente deciso di partecipare.

Di questo interessante paese abbiamo visitato il centro storico e una villa del 1600, per andare poi alla scoperta di formazioni geologiche molto particolari chiamate balmetti. E come si conviene abbiamo concluso con un bel pranzo, gustando street food di ottima qualità.

Borgofranco d’Ivrea: il paese

Borgofranco

Il punto di ritrovo è nella piazzetta davanti alla chiesa di San Maurizio. Siamo tutti puntuali e così, dopo un caffè, il gruppetto si sposta lungo le vie del centro mentre la guida ci racconta la storia del paese.

Borgofranco è il risultato della fusione di Quinto, Monbueno e Buò, tre piccoli borghi che nel XIII secolo decisero di unirsi creando una cittadina fortificata per difendersi dalle crescenti ostilità tra il papato e la città di Ivrea. Di questo passato restano ancora delle tracce nell’urbanistica del centro dove le vie si intersecano a formare un quadrilatero perfetto.

Per alcuni secoli Borgofranco riuscì a difendere la propria autonomia dall’espansione dei Savoia fino al 1623, quando venne assegnata come feudo al nobile genovese Claudio Marini che fece edificare l’omonimo palazzo.

Palazzo Marini

Palazzo Marini

Palazzo Marini venne costruito all’interno di quello che era il borgo medievale, ed è stato riaperto al pubblico dopo anni di restauri.

Nel corso del 1600 i Marini, divenuti marchesi, acquisirono e ristrutturarono probabilmente un edificio preesistente, ampliandolo e facendo realizzare gli affreschi che decorano il primo piano, il loggiato e lo scalone padronale. Lo scalone, con la raffigurazione del mito di Proserpina, era indubbiamente uno splendido biglietto da visita per chiunque fosse invitato a palazzo.

Palazzo Marini

Al primo piano si trovano la grande Sala di Rappresentanza (con soffitto con travi di legno decorate e la raffigurazione della fuga di Enea da Troia), la Sala delle Stagioni, la Sala dell’Etica (con raffigurazioni bibliche) e la Sala dell’Abbondanza, che viene raffigurata sulla volta come una donna florida con un esempio di prospettiva che è tra i primi realizzati in tutto il Piemonte.

Nel 1739 l’ultimo discendente dei Marini morì senza figli e il feudo di Borgofranco venne riacquisito dal Regio demanio. Palazzo Marini è oggi sede dell’Associazione “Centro Educazione all’Arte”, che sviluppa attività sul territorio canavesano.

I balmetti

Balmetti

Utilizzando ognuno i propri mezzi ci spostiamo appena fuori l’abitato a ridosso delle montagne, dove si trovano i celebri balmetti (balmit in dialetto locale), cantine naturali usate da secoli per la conservazione di salumi e formaggi. Il termine deriva dal vocabolo celto-ligure balma, che significa grotta oppure riparo sotto la roccia.

Le particolari caratteristiche che rendono i balmetti adatti alla conservazione dei generi alimentari sono dovute alle òre, correnti d’aria fredda che si generano nelle profondità dei monti. Incanalate tra le fenditure della roccia esse fuoriescono da cavità naturali intorno alle quali sono state costruite le cantine, consentendo di mantenere costanti sia l'umidità che la temperatura (circa 7°C - 8°C) in ogni periodo dell’anno. Per questo motivo i balmetti sono anche chiamati “il respiro della montagna”.

Nel corso dei secoli intorno alle cantine sono stati costruiti dei piccoli edifici, alcuni dei quali ornati da affreschi e decori a tema agreste, che si presentano prevalentemente con uno o due piani fuori terra normalmente adibiti a merende, cene e altri momenti conviviali.

A giugno, durante la manifestazione “Andoma ai Balmit” (andiamo ai Balmetti) organizzata dalla locale proloco, i balmetti vengono aperti al pubblico proponendo degustazioni di vini, salumi, formaggi e canestrelli (gli ottimi biscotti tipici locali).

Street food locale: le miasse

Balmet del Farinel

Dopo tanto camminare arriva l’ora di riposarsi e ristorarsi. E cosa c’è di meglio che fermarsi al Balmet del Farinel, in Via del Buonumore, per assaggiare le sue miasse?

Quante cose da spiegare in una sola frase... Dunque...

Come abbiamo appena accennato, i locali costruiti attorno ai balmetti sono utilizzati per merende e cene tra amici: proprio per questo motivo la via principale dove sorgono si chiama Via del Buonumore.

Uno di questi balmetti è stato aperto al pubblico da Marco Omenetto, che il nonno aveva soprannominato Farinel, in dialetto bimbo birichino.

Balmet del Farinel

Le miasse sono tradizionali spianate di mais cotte su ferri arroventati e farcite con ogni ben di Dio salato o dolce. C’è solo l’imbarazzo della scelta: salame, formaggio, nutella... Dopo anni passati on the road con il suo furgone di street food specializzato in miasse, il farinel Marco ha deciso di tornare alle sueorigini, aprendo questo locale nel cui giardino ha parcheggiato il suo furgone da cui continua a sfornare ottime spianate.

Ora scusate ma ci hanno chiamato: è pronta la nostra ordinazione... E le miasse vanno mangiate calde!