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Venezia, faraoni e boccioli di rosa

Venezia ha fatto parte della mia vita fin da quando ricordo. E’ stato un rapporto complicato il nostro, fatto di amore, litigi, riconciliazioni, partenze e ritorni.

A Venezia nel 1984 ho visto la mia prima mostra, “I Tesori dei Faraoni”, a Palazzo Ducale; nel 1994, al Teatro La Fenice ho visto la mia prima opera lirica, “Orfeo ed Euridice”; e sempre a Venezia è legato il mio più grande rimpianto, l’università mai terminata.

Ripenso spesso a quei frammenti della mia vita. Per tante ragioni non ne ho mai scritto, ma credo che ora sia giunto il momento.

I tesori dei faraoni

I tesori dei faraoni

Era l’estate del 1984. Mio papà portò mia madre e me, bambina, a visitare quella che sarebbe stata, nel corso degli anni, la prima di una lunga serie di mostre tra Palazzo Ducale e Palazzo Grassi. Ricordo il caldo durante l’interminabile coda all'ingresso. Papà mi teneva la mano per paura che mi allontanassi e mi perdessi in piazza San Marco, in mezzo a tutta quella gente. Per far passare l’attesa mi raccontava dell’Egitto, delle piramidi e dei faraoni, e io sognavo ad occhi aperti di un paese e di tempi lontani.

Era una mostra molto importante, la prima volta che certi reperti lasciavano l’Egitto, in particolar modo la barca d'argento ritrovata nel 1881 nella tomba di Ahhotep, regina della XVII dinastia. Per la prima volta vidi una mummia con i miei occhi. Non ricordo chi fosse, credo un uomo, ma ricordo le sue mani, le sue dita lunghe e sinuose, e la voglia di allungarmi per toccarle. Restai a lungo a guardarlo, come ad aspettare che anche lui si accorgesse di me.

Ci sono momenti che restano indelebilmente impressi nella memoria, soprattutto se trascorsi con le persone care. Sono passati tanti anni da quel giorno ma in fondo non è cambiato molto, perché mio papà mi tiene sempre per mano e per lui sono sempre la sua bambina.

Il bocolo di San Marco

Bocolo Photo by Nubia Navarro

Se vi dicessi “25 aprile” so che pensereste subito alla Festa della Liberazione, magari iniziando inconsciamente a canticchiare “Bella Ciao”. Certo è una ricorrenza importantissima, ma il 25 aprile non è solo questo perché vi si celebra anche San Marco, il patrono di Venezia, e… Un attimo di pazienza, tra un po' ci arrivo.

Questa è la storia di un altro papà, Quirino dei Brazolo, che in base ad un’antica tradizione della città lagunare ogni 25 aprile non mancava mai di regalare un bocciolo di rosa rossa a sua figlia Federica. Il bocolo, in dialetto veneziano.

Quirino dei Brazolo era un grande studioso della storia e delle tradizioni della sua Venezia, che tanto amava. A modo mio voglio rendergli omaggio facendovi raccontare proprio da lui, con le sue parole, da dove nasce questa romantica consuetudine.

“Nel giorno di San Marco, 25 aprile, è gentile tradizione veneziana che gli uomini offrano alle loro fidanzate o alle loro spose un bocciolo di rosa. La simpatica usanza trae origine da questa leggenda: una bionda fanciulla, figlia di un doge, si era innamorata di un giovane trovatore, il quale, per rendersi degno di sposare la giovinetta si arruolò nell’esercito di Carlo Magno per combattere contro i mori. Egli si coprì di gloria, ma un giorno alcuni cavalieri franchi dovettero comunicare alla fanciulla che il suo innamorato era caduto combattendo ma che prima di morire aveva consegnato loro una rosa, colta da un roseto sul quale era stato disteso morente, come pegno d’amore per la sua fidanzata. La fanciulla prese la rosa ancora tinta del sangue del suo promesso e si ritirò nelle sue stanze, chiusa in un dignitoso dolore. Il giorno dopo, festa di S. Marco, fu trovata morta col fiore insanguinato sul cuore.”. Tratto da “Venezia, ricordi?” di Quirino dei Brazolo

Tanti anni dopo è stata proprio Federica a raccontarmi di questa tradizione, a parlarmi della sua giovinezza a Venezia e di suo papà. Che, sono sicura, la sta ancora tenendo per mano.

Venezia, un grande amore

Venezia

Credo che su nessun'altra città al mondo si sia scritto tanto come su Venezia. Libri di storia, romanzi, opere teatrali, fumetti, guide turistiche... Ce n’è per tutti i gusti.

Cosa potrei aggiungere io? Che ci sono cose che nei libri e nelle guide non si trovano, cose che potete scrivere solo voi nella vostra anima.

Che vi direi di andare a Venezia, di lasciare libri e guide in albergo e perdervi (sì, avete capito bene) in questa meravigliosa città che non ha eguali al mondo.

Che vi direi di vagare in una città dove non ci sono vie e piazze ma calli e campi, dove ci sono oltre 400 ponti, e dove serve di più la patente nautica che quella automobilistica.

Che vi direi di camminare senza meta e lasciarvi travolgere. Perché a Venezia basta alzare gli occhi per essere travolti: dalla bellezza delle case e dei palazzi, dalla musica di un pianoforte che esce da una finestra del terzo piano, da petali di rosa e geranio che cadono da un davanzale, dai gatti che inseguono i piccioni.

Soprattutto vi direi di lasciarvi travolgere dai momenti che vivete con le persone care, a Venezia come in qualsiasi altra parte del mondo. Perché quei momenti non torneranno più, e l'unico modo di riviverli sarà quello di chiudere gli occhi e guardare dentro al vostro cuore.