Viaggio in Messico 2014 – Giorno 1: Cancun, Ek Balam, Chichén Itzá e Merida

Siamo arrivati all’aeroporto di Cancun in piena notte, dopo uno scalo tecnico a Cuba.

Io (Andrea) ricordo ancora il donnone dagli occhi crudeli che scrutava il mio passaporto... E l’addetto al controllo bagagli che decideva chi ispezionare in base alla sorte, o forse in base alle sue antipatie personali... Mentre io (Sandra) ricordo che appena si aprirono le porte a vetri dell’uscita venni investita da una folata d’aria bollente, che mi fece pensare con terrore: “Ma se di notte fa così caldo, come sarà di giorno?”.

Preso un taxi ci siamo diretti al nostro hotel attraversando il centro di Cancun, un movimentato caleidoscopio di luci, musica e una marea di gente per le strade o nei dehors dei locali. Ma noi, distrutti, desideravamo solo il letto e un sonno ristoratore: perché la mattina dopo sarebbe iniziata la nostra avventura tra le meraviglie dello Yucatan, con la prima tappa del nostro itinerario in Messico.

Ek Balam: le piramidi vanno affrontate con la dovuta calma

Ek Balam

I primi 3 giorni del nostro viaggio prevedevano di aggregarci a un tour organizzato, scelta dettata dal fatto che in questo modo potevamo vedere molti siti archeologici di nostro interesse, sfruttando pienamente il tempo a nostra disposizione ed evitando diversi problemi logistici come guidare per lunghe distanze su strade poco conosciute, fare le file agli ingressi, sbrigarsela ai posti di blocco della polizia, eccetera. Quindi ci alziamo di buonora e per unirci al piccolo gruppo di nostri temporanei compagni di strada, saliamo sul piccolo pulmino e via, si parte!

Ek Balam (in lingua maya: Giaguaro Nero) ci vede arrivare molto emozionati. Non lo scorderemo mai non solo perché questo è il primo sito della civiltà Maya cha abbiamo visto nella nostra vita, ma anche perché io (Sandra), presa dall’entusiasmo, mi sono lanciata nella scalata della piramide con impeto da esploratore vittoriano (nella foto io sono quella col berrettino beige). Una volta arrivata in cima, complice il caldo e la stanchezza, ho iniziato a non sentirmi bene e la discesa non è stata semplice... Però ne è valsa la pena: il panorama dalla sommità era davvero spettacolare e, soprattutto, ho imparato a non sottovalutare il clima locale!

La città, fondata intorno al 300 a.C., fu una capitale Maya ricca e fiorente (come si dice nei libri di storia) e lo si capisce ancora oggi. Il sito presenta strutture costruite con stili architettonici diversi. La più imponente è proprio la piramide di cui sopra, che con i suoi 146 metri di lato e i 32 metri d'altezza è la più grande dello Yucatan. Dalla sua sommità si gode una vista sconfinata sulla foresta circostante... Dopo aver ripreso fiato, ovviamente.

Ek Balam

Ek Balam

Conosciuta come templo de los frisos (in spagnolo: tempio dei fregi) o più semplicemente come acropoli, era in realtà la tomba del re Ukin Kan Lek Tok, che venne sepolto con un ricco corredo. Come suggerisce il soprannome spagnolo, la piramide è famosa per gli splendidi stucchi perfettamente conservati posti all’entrata, che ricrea la forma delle fauci di un giaguaro.

Il fascino del sito risiede anche nel fatto che è meno visitato di altri della zona e che è ancora circondato dalla foresta. Però ultimamente ho letto che è in programma la cosruzione di strutture turistiche ricettive nelle vicinanze, con conseguente disboscamento di alcune aree. Il turismo di massa non rispetta nemmeno gli antichi re: peccato!

Chichén Itzá: nel paese dei campanelli

Chichen Itza

Nel primo pomeriggio arriviamo a Chichén Itzá (in lingua maya: alla bocca del pozzo degli Itza), sito iscritto nel patrimonio mondiale dell’umanità dell’UNESCO e secondo più visitato del Messico.

Queste vestigia vennero scoperte dall’esploratore americano John Lloyd Stephens nel 1843 e da allora vennero esplorate, scavate e depredate a più riprese. Le rovine si estendono su una superficie di oltre 3 km² e comprendono diversi edifici in pietra, templi, campi per il gioco rituale con la palla e due cenotes (profondi pozzi naturali che avremo occasione di descrivere tra qualche post: non siate troppo curiosi adesso).

La costruzione forse più famosa del sito è la piramide di Kukulkan, che prende il nome dall'altrettanto celebre divinità rappresentata come un serpente piumato. Meglio conosciuta come El Castillo (in spagnolo: il Castello), è nota per uno strano fenomeno: negli equinozi di primavera e d'autunno, al tramonto e al sorgere del sole, gli angoli della piramide creano un effetto ottico per cui sembra che un serpente piumato, Kukulkan appunto, stia scendendo la scalinata. Forse ora vi aspetterete un accenno alle teorie sugli alieni che avrebbero visitato il nostro pianeta nell'antichità: e invece dobbiamo deludervi, il caldo aveva domato anche ogni nostra velleità ufologica.

Chichen Itza

A seguito di un incidente mortale ora non è più consentito salire sulla cima del monumento e accedere alla sala del trono. A parte il nostro ovvio rammarico per il tragico episodio, un po' mi dispiace (sono Sandra) non potermi rimettere alla prova nella scalata.

Ci aggiriamo all’interno del complesso archeologico come bambini in un negozio di giocattoli, soffermandoci incantati ad ammirare edifici e strutture: El Caracol, l’osservatorio astronomico il cui nome spagnolo (la Lumaca) deriva dalla sua struttura architettonica; il tempio dei guerrieri circondato dalle mille colonne; e un campo del gioco della pelota tra i meglio conservati dello Yucatan.

Questo sito è meraviglioso, non ci sono altre parole per definirlo, e per raccontarlo come si deve dovremmo scrivere un libro. Purtroppo però dobbiamo ammettere che i ricordi più vividi non sono legati agli splendidi monumenti, ma al caldo atroce e al rumore assillante dei campanellini dei venditori ambulanti, la cui fastidiosa sinergia ha completamente rovinato la magica atmosfera del luogo. Non aver saputo o potuto apprezzare appieno Chichén Itzá è uno dei nostri maggiori rimpianti, e uno dei motivi per cui abbiamo intenzione di tornare in Messico non appena potremo.

Mérida: dormiamo per pigliare pesci il giorno dopo

Ripartiti da Chichén Itzá, nel tardo pomeriggio siamo arrivati a Mérida, la capitale dello Yucatan, che sarà la nostra base per i due giorni a venire.

Eravamo veramente esausti, non solo per le fatiche della giornata ma anche perché la prima notte in Messico, tra arrivo e fuso orario praticamente non abbiamo chiuso occhio. Crollavamo letteralmente dal sonno e, dopo una fugace uscita per la cena, ci siamo tuffati sul letto per qualche ora di beatitudine tra le braccia di Morfeo.

La visita della città è rimandata ad un momento più propizio, comunque già durante la breve passeggiata serale rimaniamo colpiti dal bel centro cittadino e dalla grande cattedrale di San Ildefonso che, illuminata, fa davvero un effetto wow.

Buonanotte e arrivederci alla seconda tappa!

Consigli messicani utili: cosa ci ha insegnato il nostro primo giorno di viaggio?

Ek Balam

1. Se come noi vi trovate in Messico durante la stagione estiva, quando partite per le vostre escursioni giornaliere non dimenticate mai crema solare, cappello e un'adeguata scorta d'acqua. Ustioni, insolazioni, colpi di calore e disidratazione sono pericoli reali e insidiosi.

2. Anche se pensate di essere abituati al caldo, il clima estivo che trovate in Messico non è esattamente lo stesso a cui siete abituati in Italia. Quindi fate attenzione agli sforzi improvvisi e a non affaticarvi troppo.

3. Se ci riuscite portate con voi in valigia un po' di animo zen e di distacco: il Messico non è proprio dietro l'angolo, quindi se vi lasciate rovinare una visita da un contrattempo (o dai suonatori di campanelli...) non avrete certo la possibilità di ritornare il giorno dopo.